L’amore trasparente, ancora

•24 Ottobre 2008 • Lascia un Commento

Forse è opportuno spiegare cosa sia questo più volte ripetuto amore trasparente di questo blog.

Ivano Fossati ha scritto tempo fa questa canzone, L’amore trasparente. Oltre a colpirmi particolarmente il testo, mi è piaciuto questo suo modo di definire l’amore. Trasparente perché non lo vedi, ma c’è. Non riesci a prenderlo, perché non lo vedi. Ma ne hai percezione. E’ un amore che ti pervade permettendoti di vivere la tua vita, di vedere tutto quello che c’è. Forse l’amore più bello e più difficile che esista.

Ma queste sono solo opinioni.

Il tutto è falso, il falso è tutto…

•24 Ottobre 2008 • Lascia un Commento

E mi accorgo, quasi per caso, a metà strada tra il saperlo già e l’averlo saputo infine, di quanto si seguano copioni nella vita.

Dicono che tutti seguano copioni, che tutti portino una maschera che non cade quasi mai. Che non viene mai abbandonata per svariati motivi, dalla paura, all’interesse, al non volersi mettere in gioco.

Bene, io non credo che sia veramente così per tutti. Se è vero che tutti portiamo una maschera, penso che molti sappiano come quando e dove metterla e toglierla. Quando sanno di poter essere autentici e quando invece è meglio proteggersi.

Per altri è un po’ più complesso, la maschera si è incollata al viso. Per queste persone è spesso impossibile non recitare una parte, essere un personaggio invece di essere una persona. Alcuni di loro sono semplicemente dei falsi, e non godono della mia stima. Altri invece, forse per paura, forse per reazione, non perdono mai il loro ruolo. Forse convinti che così la loro vita sarà più facile, o per lo meno più digeribile…

E rare volte riconosci le loro vere facce, quando qualcosa di più sensibile li tocca. Ma per il resto sono copione, puro copione, anche nei momenti in cui potrebbero benissimo evitarlo.

Spesso capita di voler bene a queste persone.

Ma per non essere tagliati in fase di montaggio, è opportuno rimanere fuori dal loro copione, o inserire nuove battute.

Di cosa hai paura?

•17 Ottobre 2008 • Lascia un Commento

Di cosa hai paura? di essere abbandonata

Una volta, al viaggiatore capitò una cosa strana.

Si trovava di passaggio in quella che lui chiamava Casa. Ma aveva la fortuna di vivere in una casa molto grande, piena di gente. Tra questa gente, un giorno si alzò un’entità amica di cui lui conosceva molto poco. Questa entità mostrò un inaspettato interesse per il viaggiatore. Rimase interdetto, in un primo momento. Ma aveva già deciso di seguire l’entità nella suo piccolo viaggio. Il viaggio però aveva una regola: solo i loro corpi dovevano incontrarsi, i loro spiriti non si sarebbero legati.

Così è stato.

L’entità e il viaggiatore erano e continuarono ad essere amici, insieme con un terzo compagno. A volte capitava che l’entità e il viaggiatore facessero incontrare di nuovo i loro corpi, in un esplosione incontenibile, di cui entrambi si meravigliavano per la potenza.

Di cosa hai paura? di essere abbandonata

Ma l’entità non era sola per la sua strada.

L’entità si circondava di altri corpi. Di ogni altro corpo che lei ritenesse desiderabile.

Al viaggiatore la cosa sembrò dapprima difficile da accettare, poi ci si abituò. Non era forse quello che anche lui cercava? Non era forse quello lo stile di vita che nel suo viaggio aveva scelto di adottare?

Ma l’entità, nonostante la sua allegria, nonostante la sua libertà, soffriva. Per le motivazioni più disparate.

Soffriva per gli abbandoni.

E il viaggiatore non poteva fare a meno di pensare: “Lei è promiscua perché è sola dentro”. Le malelingue avrebbero detto che lui vedeva le cose con le sue lenti speciali… che vedeva quello che voleva vedere. Ma le malelingue non hanno un ruolo in questa storia.

Erano fortunati, i tre. L’entità, il viaggiatore e il compagno. Tra loro stava nascendo un legame speciale, quel legame che renderà le persone uniche le une per le altre. In altri tempi e in altri luoghi, qualcuno avrebbe detto che si stavano addomesticando. Quando erano insieme, non c’erano altri problemi che potessero essere più forti, tutto sembrava così facile, così superabile.

E il viaggiatore sapeva che, se mai il legame con l’entità si sarebbe evoluto, ci sarebbe stato molto altro da dire.

Ma il viaggiatore decise per ora di continuare il suo viaggio.

Di cosa hai paura? di essere abbandonata

Cercherai risposte sul tuo abbandono.

Ne troverai molte, alcune giuste, altre sbagliate.

Altre non ti risponderanno, lasceranno solo un sentore di un fugace bacio.

Ma quando i fuochi saranno spenti,

solo qualcosa resterà e non farà male.

E di cosa hai paura?

Di niente.

Per i tuoi larghi occhi…

•12 Settembre 2008 • Lascia un Commento

Non sono chiari, i tuoi larghi occhi, come invece diceva De Andrè.

Ma è raro trovare occhi più intensi, sguardo più forte.

I tuoi larghi occhi scuri.

La capacità di scegliere le persone sbagliate mi contraddistingue.

E sempre di più desidero tuffarmi nei tuoi larghi occhi scuri.

Giochiamo?

•10 Settembre 2008 • 1 Commento

E vedo…

Finalmente vedo.

Vedo quel fiotto di calore che dallo stomaco sale alla testa e irrora i sensi.

Sento anche.

Sento ben poco che sia concreto e razionale, di colore grigio.

Ma non mi serve.

Penso.

Penso… niente di particolare. Penso che non me ne frega niente di quello a cui dovrei pensare.

Vedo e sento.

Niente domande, niente risposte.

Vedo e sento.

Sorrido.

Giochiamo? Sì…

Non chiedere, non rispondere

•6 Settembre 2008 • Lascia un Commento

Spesso fantastico sul viaggiare per un’altra meta, straniera, nuova, che sicuramente mi riserverebbe altre grandi esperienze. La sensazione, l’emozione che ti va venire voglia di partire e viaggiare. La sensazione che provi a guardare il paesaggio scorrere dal finestrino e cominciare a vedere i primi dettagli della città dove stai arrivando. E’ bello. Bello e impagabile, per me.
Mi sento fortunato per essere potuto poter partire e tornare, in questi miei ultimi 5 anni passati. Ora se ne prospetta un’altro analogo.
Quello che sicuramente non manca in questo girovagare ed esperire, a volte quasi delirante, sono le persone. Molteplici personalità, molteplici caratteristiche, qualità, pregi, difetti. Sempre di più ti accorgi quanto sia infinito e non codificabile l’animo umano e i suoi comportamenti. E dire che io dovrei farne il mio lavoro. Forse limitarsi alle patologie sarebbe più facile. Perché l’uomo “normale”, cosiddetto “sano”, è incredibile ed oscuro. Forse il termine oscuro è troppo forte. Ma senza darne una valenza negativa, pensavo a quanto niente sia prevedibile, o forse tutto è così imprevedibile da diventare “imprevedibilmente prevedibile”. Scusate il gioco di parole. Molti comportamenti scaturiscono così senza preavviso e ci rendono fanno dire “Ma che cosa…?”. Poi però penso: “era possibile”. Cosa hai visto? Cosa hai vissuto? Niente che non potessi già immaginarmi da solo. Allora è la mente ad essere forse fintamente incodificabile? Sono tutte le nostre azioni parte di un limitato seppur ampio repertorio?
Ma forse chiederselo è superfluo. Quanto più c’è di affascinante, tanto meno ha bisogno di domande e risposte. La fascinazione è domanda e risposta a se stessa. Niente di più.
Persona, questa è forse l’unica domanda e risposta.
Persona normale.
Forse “anormale” è la domanda. La mente e le sue inspiegabiltà è la cosa più chiara e normale. Vederla diversamente può portare a percepirsi altro. Un distacco artificioso. Non salutare. Un distacco non cercato, ma involotariamente autoinfertosi, come una ferita autolesionista.
Chissà come la metafora dell’acqua che scorre torna sempre attuale.
L’acqua scorre.
Non può far altro che scorrere.

Status quo

•26 Agosto 2008 • Lascia un Commento

disadattato agg. s. m. (f. -a). Chi non ha compiuto il normale processo di adattamento all’ambiente socio-culturale che lo circonda, per cui si trova in un conflitto più o meno cosciente e violento con esso. [P. pass. di disadattare].

Giacomo Devoto e Giancarlo Oli, “Il Dizionario della Lingua Italiana”.

Il senso di possesso

•25 Agosto 2008 • Lascia un Commento

Non so se esiste,

ma mi trovo con un piccolo irritante sentimento… Qualcuno lo chiamerebbe gelosia di ritorno. Qualcun’altro possessività o egoismo.

Io penso che forse hanno ragione tutti e due. O forse, che ti girano perché credi di sentirlo solo tu quello stupido senso di solitudine e insofferenza del mondo.

Il tempo passa, per tutti. E questo è meraviglioso.

N, io e la negatività

•12 Agosto 2008 • Lascia un Commento

Preso in mezza al turbine di ciò che è vita normale,

battendo, lottando, cercando di emergere, di far sentire la propria voce,

temendo di venire escluso, ingnorato, preso per pazzo,

temendo che tutto crolli…ma crolli cosa? crolli dove?

Temendo e basta.

La paura blocca o stimola.

La paura di trovarsi nell’angolo fa attaccare…

Paura, spesso decisamente ingiustificata,

la peggiore, quella senza reale motivo,

che nasce e cresce nella nostra testa.

E di tutto quello che voleva essere frutto positivo

rimane nella mia mano solo la negatività.

Anche oggi c’è qualcosa da imparare.

Risveglio

•10 Agosto 2008 • Lascia un Commento

Ancora

ancora continui

ancora continui a popolare

ancora conitinui a popolare ciò che

ancora continui a popolare ciò che non è più tuo

ancora continui a popolare ciò che non è più tuo, che ho voluto non fosse più tuo…

ancora continui a popolare ciò che non è più tuo, che ho voluto non fosse più tuo… negli incubi,

ancora continui a popolare ciò che non è più tuo, che ho voluto non fosse più tuo… negli incubi, nelle giornate,

ancora continui a popolare ciò che non è più tuo, che ho voluto non fosse più tuo… negli incubi, nelle giornate, nell’acqua di un mare che non ci è mai appartenuto.

Perché?

E’ così difficile? E’ forse impossibile. O forse è solo la vecchia questione di tempo.

Mi sveglio che ancora ti penso, e piango come un bambino a causa di ciò che ci ha distrutti ancor prima di crescere, a causa di ciò che ci ha condannati con i suoi preconcetti, i suoi pregiudizi, il suo egoismo e la tua fragilità, il tuo rifiuto a lottare, le false promesse e i finti sogni… mi scopro ancora scottato.

Psicosi

•20 Luglio 2008 • Lascia un Commento

….Disturbo psicotico con sintomi di derealizzazione e dissociazione.

Le parole fanno paura. Anche se ho sentito che c’è chi sostiene che “niente è brutto se riesci ad allontanare la paura dalla tua mente”…

Ma adesso ti rendi conto della tua ignoranza, perché la preoccupazione sale in modo parallelo alla non conoscenza di cosa voglia dire veramente, cosa comporti, da dove venga ma soprattutto cosa bisogna fare…

Sono preoccupato, e la preoccupazione si mischia alla mia serenità di questi giorni. In un pout-pourri dolce amaro e piuttosto altalenante…

Happiness is a warm…

•28 Giugno 2008 • 1 Commento

Non riesco a fare a meno di chiedermi se siano vere tutte queste “felicità” che la gente sbandiera in giro… Sono profondamente convinto che ognuno possieda la sua personale visione della felicità e che debba godersela fino in fondo…Ma molto spesso mi sembra tutta una recita, una messinscena, un copione da rispettare, legato inesorabilmente a “quello che bisogna fare”. Qualcuno addirittura ha l’ardire di scrivere che ha trovato il motivo per cui valga la pena vivere, identificato in un’altra persona…

Sono un’arrogante, e nella mia arroganza penso che tutte queste cose siano finte solo per il fatto che sono diverse da quello che penso io, che alla fine non penso niente. Forse ho ragione, forse ho torto, forse sono invidioso, non lo so… So solo che mi sento troppo giovane per sapere davvero cosa è per me la felicità, e persone altrettanto giovani che dichiarano di possederla mi sembrano come offuscati da quello che hanno…

Io ho vissuto la felicità (o almeno credo) vivendola con e in un’altra persona, il sognare il nostro futuro, tutte le belle cose da libro rosa adolescenziale… e poi tutto è sfumato così. Ho preso armi e bagagli e ho abbandonato una vita che non mi apparteneva, soffocante, assurda, intrisa di ridicole regole sociali, senso del dovere e soprattutto di colpa. Non sono diventato nè un barbone, nè un hippy, niente di tutto ciò. Cerco di vivere la mia vita da studente quasi 24enne… Cerco di pensare a quello che voglio e a come ottenerlo. Mi sento moderatamente felice, non ho per fortuna grosse cose di cui lamentarmi. So che da un momento all’altro potrei essere felicissimo per una piccola cosa passata per caso. E di questo sono contento.

Ecco è questo che mi chiedo: è questa la mia felicità o è solo un riempitivo in attesa di vivere la felicità che vivono le persone di cui sopra, con un compagno fisso, con le loro abituni, i loro doveri, i loro svaghi?

Io voglio continuare a costruire me stesso, voglio godere quello che vivo e quello che vivrò. Ma sono forse un pazzo disadattato? Uno che si costruisce la sua nicchia sicura? Uno che non può o non vuole vivere la felicità come il resto del mondo e per questo se ne tira fuori? Oppure sto solo seguendo il mio percorso, che ho scelto come meno inquadrato e più aperto? Ultimamente l’incertezza è una mia buona amica; come ho sentito dire una volta “Il bello dell’incertezza è che mi fa pensare che tutto possa succedere”. Vivo nell’incertezza e cerco di giocarci, vincere, perdere, sbagliare, far bene. Sento che anche se le “seconde possibilità” non ci sono sempre, però abbiamo sempre “un’altra possibilità”. Una possibilità che porterà da qualche parte forse sicuramente diversa dalla prima, ma non meno vera o eccitante…

Non so… e di questo sono sicuro.

Egoismi

•13 Giugno 2008 • Lascia un Commento

“Voglio essere solo uno stracazzo di egoista, non voglio amore, non voglio comprensione, non voglio affetto, non voglio essere “il migliore amico”, non sono buono, sono egoista, penso al mio, penso a come sopravvivere un questo stracazzo di mondo dove tutti ti succhiano tutto e vogliono sempre di più da te. Mi sono stufato.

Non voglio amore, voglio solo sesso, non voglio una ragazza, voglio una che molti chiamerebbero “troia” ma che io chiamo solo “persona”.

Voglio apparire come veramente sono, uno stronzo egoista che pensa solo ai cazzi suoi e che si comporta bene con gi altri per comodità, perché “è bello avere gli amici”.

Non voglio fare più niente per gli altri, solo per gli altri. Non ne posso più.

Sono come tutti voi altri, anzi forse molto peggio, perché sembro il più buono, il più disponibile, il “più perfetto”.

Se la pensavate così, pensavate male.

Ricordatevelo sempre, sono uno stronzo, penso solo a me stesso. E non ho bisogno di sentimenti, non ora. Se volete avere a che fare con me, tenetelo a mente.

Altrimenti, alla larga. Vi conviene, eviterete false speranze e fregature…”

dal diario dell’alienazionione metropolitana sentimentale umana

Match 28 – 4

•7 Giugno 2008 • Lascia un Commento

Conosci gente nuova nei posti più impensati.

Il test aveva visto giusto col risultato (o no?)

 

Bella, simpatica,

altri 4 istanti,

ma in linea con

le recenti analisi empiriche

pansessuali e cosmopolite.

 

Poi la fretta, poi ho il treno, poi domani me ne vado

e, ma ti ritrovo qui

e, eh, non lo so non credo

e, ok alla prossima allora

sì, la prossima.

La facilità e la velocità con cui si torna bambini è, a volte, estrema.

Pari alla rapidità con cui viene girato un film dal titolo

“Match (personale) di improvisazione (non) teatrale”.

 

Colpa di 28 – 4?

Byron, “Don Giovanni”

•28 Maggio 2008 • Lascia un Commento

Si avvicinarono le loro labbra e si fusero in un bacio. Un lungo bacio di giovinezza, e d’amore, e beltà, in cui confluì tutto, come i raggi di un fuoco acceso in cielo.

Tali baci appartengono ai primi giorni, dove il cuore, l’anima e i sensi si muovono di comune accordo. Il sangue è lava e il polso una vampa. Ogni bacio è un batticuore, poiché la potenza del bacio penso debba essere calcolata dalla sua lunghezza. Per la lunghezza intendo la durata. Il loro proseguì il cielo sa quanto. Non c’è dubbio che non lo misurarono. E se l’avessero fatto, non avrebbero potuto ottenere la somma delle loro sensazioni in un secondo.

Non avevano parole, ma si sentivano attratti come se le loro anime e le labbra si fossero invocate. E una volta unite, come sciamanti api s’avvinsero i loro cuori, essendo i fiori da cui sgorgava il miele.

Erano soli ma non soli come coloro che chiusi in camera si considerano in solitudine, l’oceano silenzioso e la baia illuminata dalle stelle, lo splendore del crepuscolo che ogni momento calava, la muta sabbia e le goccianti grotte che si estendevano intorno a loro li fece stringere uno all’altra, come non vi fosse vita sotto il cielo eccetto la loro, e come se la loro vita fosse immortale. Non temevano né occhi né orecchie su quella spiaggia deserta, perduti l’uno nell’altro non percepivano terrori notturni.

Sebbene il loro colloquio fosse fatto di parole spezzate, per essi era un’idioma. E tutti gli ardenti linguaggi insegnati dalle passioni trovavano in un sospiro l’interprete migliore dell’oracolo della natura muta. Il primo amore, tutto ciò che Eva ha lasciato alle sue figlie, dopo la caduta.

Capo Horn

•26 Maggio 2008 • Lascia un Commento

Alzarsi la mattina salutare il sole
come un vecchio amico che
non rivedevi più chissà da quanto tempo ormai:
“ehi come stai?
Che cosa hai fatto mentre io non c’ero?
Ma dimmi se sei vero,
o gran termosifone illuminante
che illumini il cantante
e chi lo sente,
che scaldi questo ambiente,
che sei così potente
che se un giorno non ci sei si ghiaccia pure l’equatore”

I battiti del cuore il rosso di un bel fiore
le cure del dottore il suono di un rumore
che fa…

la Cina sì la Cina
è così grande che a farla tutta a piedi
ti ci vuol più di vent’anni

Mia madre se contasse bene i panni
che ha lavato probabilmente vestirebbe il mondo.

Se guardo la pietà di Michelangelo
mi accorgo che ci sta una dimensione più profonda dello stare nel pianeta
e il tempo che si spreca non ritorna,
la pizza che si inforna
non può ritornare cruda,
a meno che tu escluda
la linearità del tempo
e veda l’universo come un tondo
dove la cima corrisponde al fondo.

E’ odore di oceano atlantico quello che mi porto addosso
e quando piove mi fa male un osso,
e sono suscettibile agli sbalzi di tensione,
ottanta centoventi la pressione
delle arterie, i cani hanno
la febbre tutto l’anno
ma loro non lo sanno
e stanno, bene in Tibet il duemila c’è già stato.

Mia madre se contasse bene i panni
che ha lavato probabilmente vestirebbe il mondo.

Uno da solo, sì, può fare molto, può fare la pipì, può addormentarsi,
può fischiare, può svegliarsi,
può prendere a sassate dei lampioni,
può rompersi i coglioni
a non finire,
può anche farsi a fette ed impazzire,
ma uno con qualcuno che lo ama e che lo stima e che lo guarda con passione
può anche fare la rivoluzione.

Mia madre se contasse bene i panni
che ha lavato probabilmente vestirebbe il mondo.

Lo sai che il mare canta quando è sera una canzone che fa squash
e splah e sbarabash
e cambia ogni volta melodia
e il ritmo è quello della vita mia
quando mi fermo ad ascoltarlo e danzo
e danzo e poi non penso
e sono di acqua e sale pure io
allora guardo Dio
sopra di me
contando fino a tre
faccio un respiro e giro su me stesso come
un sufi che danza simulando l’universo,
il moto dei pianeti e delle stelle,
son fuori e dentro dalla mia pelle

Mia madre se contasse bene i panni
che ha lavato probabilmente vestirebbe il mondo.

Mio nonno guidava il camion nell’Africa italiana
coi soldi guadagnati comprò un negozio di giocattoli a Cortona

Lorenzo Cherubini, “Capo Horn” (1999)

Spropositate parole

•26 Maggio 2008 • Lascia un Commento

Tu, tu, tu, che non hai fatto niente, non hai detto niente.
A te che sei, semplicemente sei…
Tu sei. E si innesca il calore che scioglie il ghiaccio.
Tu sei, diavolo, sei la chiave.
Oppure sembri.
Vorrei che fossi.
Un po’ dipende da me.
Viaggiare verso un miraggio di un fuoco.
Viaggiare e trovare il fuoco, non un miraggio.
Viaggiare su un sentiero, scoprire che tu sei una meta.
Ma tu sei veramente una meta?
Tu, viaggiatrice di arte, viaggiatrice di numeri, viaggiatrice del mio essere, viaggiatrice che scali ghiacciai, che come deità silvana sciogli al tuo passaggio il ghiaccio e la neve. E porti nuovi boccioli, nuovi semi. Nuove stagioni.
E io che viaggio verso di te, guidato dal mio desiderio, dal mio inesorabile pensiero di te, viaggiatrice di musica, te, che scorri le tue bianche mani su ebano e avorio. Le tue dita affusolate carezzano la tastiera come le tue gambe solleticano l’aria.
Come il tuo corpo che si lascia andare, che si fida del mio.
Tu, viaggiatrice, che io non riesco ad escludere, che non riesco ad ignorare. Tu viaggiatrice della mente che ti sei fermata nel mio ostello. Riuscirò a farti restare? Riuscirò a portarti con me, dall’ostello della mia mente alla mia abitazione, alla mia anima? Riuscirò ad essere viaggiatore con te, ad essere viaggiatore di te, mondo nuovo che voglio visitare, terra sconosciuta che risveglia sentimenti sopiti, dimenticati, insperati. Riuscirò a trasformare l’arte che ci ha fatti incontrare in una forma d’arte diversa, unica? Riuscirò a partire per questo viaggio? Molto più difficile che arrivare dall’altra parte del mondo…
Sei qui, vorrei che lo fossi.
Entra.
E prepariamoci a partire, viaggiatrice.

Ma tu non ci sei.

Storia sufi (from Indonesia)

•20 Maggio 2008 • Lascia un Commento

This is a sufi story I want to share

 

Somewhere in middle east, there’s a person name Maleq.

His life was filled with sorrow and problems.

His forehead was fulled with wrinkle, because he always troubled with his problems.

One day, his neighbour tell him to meet this sufi somewhere in suburbs.

So he went there to meet this “guru”.

When he finnally met him, the guru asked him what makes Maleq came to him.

Maleq said ” my life is fulled with problems, i had problems, its about… blah blah blah… I couldnt sleep, eat, etc.”

The guru stayed calm and peace, and then he tell Maleq to came back the next day with a handfull of salt.

The next day Maleq came and he bring a handfull of salt: “Guru… what the salt is for? Is the salt gonna reduce my suffering? My problems?”, he asked.

The guru stayed calm, he went to the kitchen and bring back a cup of glass full of water: “Put the salt into the water!”

Then he strirred it gently.

Maleq stayed confused…”what the hell…?”, he thought.

“Drink it!..”, the guru said to Maleq.

With a huge amount of doubt, Maleq drink the salty water.

It was salty allright… Maleq spit the water out allover.

“It was really salty… guru…??? what do you mean?”

Then the guru ask Maleq to came back again the next day with a handfull of salt again.

The next day, when Maleq came, the guru take him to a lake near the guru’s house.

On the side of the lake, he asked Maleq to pour the salt into the lake.

“Now, drink the lake water… please, Maleq, is it salty?” the guru said

“No..”

Now, thats the secret of life.

Expand your heart as wide as a lake, as an ocean even…

So nothing, not a single problem will make a great impact on you…

Because if you keep ur heart as narrow as a cup of water, just a pint of salt will makes it salty and bitter, but if you have your heart as wide as the ocean, pint of salt wont do you harm. 

* * *

Thats it…

Sometimes a change of simple perspective will do a great change in someones lifes.

Maleq problems still occured, but nothing can harm him again now.


 

Chat

•10 Maggio 2008 • Lascia un Commento

“Keep the spirit up!

Tomorrow morning stop your studying moment for a couple of minute, open the window, breath sum sunrays and smell the sunrise… and start to smile and dancing with the universe. Have a nice weekend you!”

Un saluto dall’Indonesia

Grandi domande

•10 Maggio 2008 • Lascia un Commento

“Cos’è la solitudine?”, mi chiedo

nessuno risponde…