Spropositate parole
Tu, tu, tu, che non hai fatto niente, non hai detto niente.
A te che sei, semplicemente sei…
Tu sei. E si innesca il calore che scioglie il ghiaccio.
Tu sei, diavolo, sei la chiave.
Oppure sembri.
Vorrei che fossi.
Un po’ dipende da me.
Viaggiare verso un miraggio di un fuoco.
Viaggiare e trovare il fuoco, non un miraggio.
Viaggiare su un sentiero, scoprire che tu sei una meta.
Ma tu sei veramente una meta?
Tu, viaggiatrice di arte, viaggiatrice di numeri, viaggiatrice del mio essere, viaggiatrice che scali ghiacciai, che come deità silvana sciogli al tuo passaggio il ghiaccio e la neve. E porti nuovi boccioli, nuovi semi. Nuove stagioni.
E io che viaggio verso di te, guidato dal mio desiderio, dal mio inesorabile pensiero di te, viaggiatrice di musica, te, che scorri le tue bianche mani su ebano e avorio. Le tue dita affusolate carezzano la tastiera come le tue gambe solleticano l’aria.
Come il tuo corpo che si lascia andare, che si fida del mio.
Tu, viaggiatrice, che io non riesco ad escludere, che non riesco ad ignorare. Tu viaggiatrice della mente che ti sei fermata nel mio ostello. Riuscirò a farti restare? Riuscirò a portarti con me, dall’ostello della mia mente alla mia abitazione, alla mia anima? Riuscirò ad essere viaggiatore con te, ad essere viaggiatore di te, mondo nuovo che voglio visitare, terra sconosciuta che risveglia sentimenti sopiti, dimenticati, insperati. Riuscirò a trasformare l’arte che ci ha fatti incontrare in una forma d’arte diversa, unica? Riuscirò a partire per questo viaggio? Molto più difficile che arrivare dall’altra parte del mondo…
Sei qui, vorrei che lo fossi.
Entra.
E prepariamoci a partire, viaggiatrice.
Ma tu non ci sei.

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