Byron, “Don Giovanni”
Si avvicinarono le loro labbra e si fusero in un bacio. Un lungo bacio di giovinezza, e d’amore, e beltà, in cui confluì tutto, come i raggi di un fuoco acceso in cielo.
Tali baci appartengono ai primi giorni, dove il cuore, l’anima e i sensi si muovono di comune accordo. Il sangue è lava e il polso una vampa. Ogni bacio è un batticuore, poiché la potenza del bacio penso debba essere calcolata dalla sua lunghezza. Per la lunghezza intendo la durata. Il loro proseguì il cielo sa quanto. Non c’è dubbio che non lo misurarono. E se l’avessero fatto, non avrebbero potuto ottenere la somma delle loro sensazioni in un secondo.
Non avevano parole, ma si sentivano attratti come se le loro anime e le labbra si fossero invocate. E una volta unite, come sciamanti api s’avvinsero i loro cuori, essendo i fiori da cui sgorgava il miele.
Erano soli ma non soli come coloro che chiusi in camera si considerano in solitudine, l’oceano silenzioso e la baia illuminata dalle stelle, lo splendore del crepuscolo che ogni momento calava, la muta sabbia e le goccianti grotte che si estendevano intorno a loro li fece stringere uno all’altra, come non vi fosse vita sotto il cielo eccetto la loro, e come se la loro vita fosse immortale. Non temevano né occhi né orecchie su quella spiaggia deserta, perduti l’uno nell’altro non percepivano terrori notturni.
Sebbene il loro colloquio fosse fatto di parole spezzate, per essi era un’idioma. E tutti gli ardenti linguaggi insegnati dalle passioni trovavano in un sospiro l’interprete migliore dell’oracolo della natura muta. Il primo amore, tutto ciò che Eva ha lasciato alle sue figlie, dopo la caduta.

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