Non chiedere, non rispondere
Spesso fantastico sul viaggiare per un’altra meta, straniera, nuova, che sicuramente mi riserverebbe altre grandi esperienze. La sensazione, l’emozione che ti va venire voglia di partire e viaggiare. La sensazione che provi a guardare il paesaggio scorrere dal finestrino e cominciare a vedere i primi dettagli della città dove stai arrivando. E’ bello. Bello e impagabile, per me.
Mi sento fortunato per essere potuto poter partire e tornare, in questi miei ultimi 5 anni passati. Ora se ne prospetta un’altro analogo.
Quello che sicuramente non manca in questo girovagare ed esperire, a volte quasi delirante, sono le persone. Molteplici personalità, molteplici caratteristiche, qualità, pregi, difetti. Sempre di più ti accorgi quanto sia infinito e non codificabile l’animo umano e i suoi comportamenti. E dire che io dovrei farne il mio lavoro. Forse limitarsi alle patologie sarebbe più facile. Perché l’uomo “normale”, cosiddetto “sano”, è incredibile ed oscuro. Forse il termine oscuro è troppo forte. Ma senza darne una valenza negativa, pensavo a quanto niente sia prevedibile, o forse tutto è così imprevedibile da diventare “imprevedibilmente prevedibile”. Scusate il gioco di parole. Molti comportamenti scaturiscono così senza preavviso e ci rendono fanno dire “Ma che cosa…?”. Poi però penso: “era possibile”. Cosa hai visto? Cosa hai vissuto? Niente che non potessi già immaginarmi da solo. Allora è la mente ad essere forse fintamente incodificabile? Sono tutte le nostre azioni parte di un limitato seppur ampio repertorio?
Ma forse chiederselo è superfluo. Quanto più c’è di affascinante, tanto meno ha bisogno di domande e risposte. La fascinazione è domanda e risposta a se stessa. Niente di più.
Persona, questa è forse l’unica domanda e risposta.
Persona normale.
Forse “anormale” è la domanda. La mente e le sue inspiegabiltà è la cosa più chiara e normale. Vederla diversamente può portare a percepirsi altro. Un distacco artificioso. Non salutare. Un distacco non cercato, ma involotariamente autoinfertosi, come una ferita autolesionista.
Chissà come la metafora dell’acqua che scorre torna sempre attuale.
L’acqua scorre.
Non può far altro che scorrere.

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